Biografia di Solomon R. Guggenheim (Filadelfia, 1861 – New York, 1949), il celebre imprenditore, collezionista d’arte e filantropo statunitense che — col contributo decisivo di Hilla Rebay — diede vita alla Fondazione Solomon R. Guggenheim e fece nascere nel 1939 il Museo di Pittura Non-Oggettiva, divenuto poi nel 1952 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
Indice
- 1 Le radici della dinastia Guggenheim
- 2 Formazione europea e ritorno agli affari di famiglia
- 3 Il matrimonio e la svolta verso l’arte
- 4 L’incontro decisivo: Hilla Rebay
- 5 La collezione prende forma pubblica
- 6 La Fondazione e il Museo di Pittura Non-Oggettiva
- 7 Frank Lloyd Wright e il sogno di un edificio permanente
- 8 La morte e l’eredità
- 9 Foto
Le radici della dinastia Guggenheim
Solomon Robert Guggenheim nacque il 2 febbraio 1861 a Filadelfia, Pennsylvania, da Meyer Guggenheim, un immigrato svizzero di origini ebraiche che sarebbe diventato uno degli industriali più potenti d’America. Meyer aveva sposato Barbara Myers, di origini ebraico-tedesche, nel 1852, e insieme ebbero ben dieci figli, alcuni dei quali svolsero un ruolo determinante nell’espansione dell’impero minerario di famiglia. Solomon era dunque il frutto di una famiglia numerosa e ambiziosa, in cui il lavoro e il successo economico erano valori trasmessi di generazione in generazione.
La storia familiare era quella tipica dell’immigrazione ottocentesca: Meyer aveva iniziato la sua vita nel Nuovo Mondo vendendo merci porta a porta nelle città minerarie della Pennsylvania nordorientale, integrando le entrate con la produzione di lucido per stufe e soda caustica. Da questi umili inizi, la sua tenacia lo portò molto lontano. Dopo essersi dedicato al commercio di merletti svizzeri, Meyer acquistò miniere d’argento e piombo in Colorado, avviando quello che sarebbe diventato un impero minerario e metallurgico di portata globale.
Solomon crebbe quindi in una famiglia già avviata verso la prosperità, con fratelli destinati anch’essi, in vario modo, a lasciare il segno: tra loro Daniel, Simon, e Benjamin, padre di Peggy Guggenheim, morto tragicamente nell’affondamento del Titanic.
Formazione europea e ritorno agli affari di famiglia
Come era consuetudine per i figli di famiglie benestanti dell’epoca, Guggenheim studiò al Concordia Institute di Zurigo, in Svizzera. L’esperienza europea non fu solo formativa dal punto di vista scolastico: il contatto con il Vecchio Continente plasmò il suo gusto e la sua sensibilità, radici di un interesse per l’arte e la cultura che si sarebbe pienamente dispiegato soltanto decenni dopo.
Al rientro negli Stati Uniti, Solomon si inserì nell’apparato produttivo di famiglia. Nel 1891 affrontò una delle sue prime grandi sfide imprenditoriali quando venne incaricato di organizzare la nuova operazione mineraria messicana della famiglia, la Compañia de la Gran Fundicion Nacional Mexicana. Questo ruolo mise alla prova le sue capacità: dovette acquistare siti minerari, importare nuovi macchinari, cercare giacimenti e concludere accordi con le compagnie ferroviarie.
Riuscì a ottenere dal governo messicano concessioni su dazi doganali, acquisizione di terreni e agevolazioni fiscali, e nel giro di quattro anni l’attività raggiunse profitti superiori al milione di dollari annui. Parallelamente, fondò la Yukon Gold Company in Alaska, estendendo ulteriormente le attività estrattive della famiglia verso nord.
Il matrimonio e la svolta verso l’arte
Nel 1895, mentre consolidava il suo successo nel mondo degli affari, Solomon sposò Irene Rothschild, con cui ebbe tre figlie: Eleanor May, Gertrude e Barbara. Fu proprio da Irene che prese avvio il suo interesse per l’arte e il collezionismo.
Si trattava, inizialmente, di un interesse circoscritto a forme d’arte più tradizionali — ritratti, dipinti classici — ben lontane dall’avanguardia che avrebbe poi dominato la sua collezione. Ma era un seme piantato in terreno fertile.
Dopo essersi ritirato dagli affari nel 1919, Guggenheim dedicò il proprio tempo interamente al collezionismo di pittura modernista. Era un uomo di quasi sessant’anni che ricominciava, in un certo senso, da capo — non più con il piccone e il contratto, ma con l’occhio e il gusto.
L’incontro decisivo: Hilla Rebay
La svolta più radicale nella vita di Solomon Guggenheim avvenne nel 1926, quando incontrò Hilla Rebay, una giovane artista tedesca, e la sua collezione d’arte iniziò a crescere in modo straordinario. Rebay — al secolo Baronessa Hilla Rebay von Ehrenwiesen — era una pittrice e intellettuale profondamente convinta del valore spirituale e trascendente dell’arte astratta, in particolare di quella “non oggettiva”: opere che non rappresentavano il mondo visibile, ma cercavano di esprimere forze interiori e universali.
Sotto la sua guida, Guggenheim si avventurò in un territorio artistico allora controverso e poco compreso dal grande pubblico. Nel luglio del 1930, Rebay lo accompagnò nello studio di Vasilij Kandinskij a Dessau, dove Guggenheim acquistò numerosi dipinti e opere su carta dell’artista, del quale avrebbe in seguito raccolto più di 150 opere.
Acquistò anche lavori di altri artisti importanti come Rudolf Bauer, Marc Chagall, Fernand Léger e László Moholy-Nagy. A questi si aggiungevano Paul Klee, Oskar Kokoschka e Joan Miró, costruendo una collezione che era al tempo stesso un manifesto estetico e una scommessa culturale.
La collezione prende forma pubblica
La crescente raccolta aveva bisogno di uno spazio. La soluzione iniziale fu il suo appartamento privato al Plaza Hotel di New York, dove allestì piccole mostre periodicamente aperte al pubblico. Era una scelta informale, quasi domestica, che tuttavia testimoniava già la volontà di condividere — non solo possedere — quelle opere.
Nel 1936 Rebay organizzò una mostra itinerante della collezione, intitolata La collezione d’arte non-oggettiva di Solomon R. Guggenheim, che toccò Charleston, Philadelphia e Baltimora. Era la prima volta che il mondo dell’arte americana veniva esposto sistematicamente a questa visione radicale dell’astrazione.
La Fondazione e il Museo di Pittura Non-Oggettiva
Nel 1937 nacque la Fondazione Solomon R. Guggenheim con lo scopo dichiarato di “promuovere, incoraggiare, educare all’arte e illuminare il pubblico”. Costituita presso il Consiglio governativo dello Stato di New York, la Fondazione ottenne la gestione di uno o più musei. Guggenheim venne eletto primo presidente, mentre Rebay fu nominata curatrice.
Con il patrocinio della Fondazione, nel 1939 aprì il Museo di Pittura Non-Oggettiva, in spazi in affitto al numero 24 della 54ª Strada Est a Manhattan. Il museo, diretto da Rebay, era decorato con velluto grigio plissettato alle pareti e una fitta moquette grigia, con un sottofondo di musica classica e profumo d’incenso. Un’atmosfera quasi sacrale, in linea con la convinzione di Rebay che l’arte astratta fosse un’esperienza quasi mistica.
Frank Lloyd Wright e il sogno di un edificio permanente
Nel 1943 Guggenheim e Rebay iniziarono a pianificare una struttura permanente per ospitare la collezione, affidando il progetto al celebre architetto Frank Lloyd Wright. Fu una scelta rivoluzionaria: Wright era già un’icona dell’architettura americana, ma nessuno si era ancora cimentato con un museo di quella natura.
Nei quindici anni successivi, Wright avrebbe realizzato circa 700 schizzi e sei distinti gruppi di disegni preparatori. La Fondazione acquistò un terreno tra la 88ª e la 89ª Strada Est sulla Fifth Avenue, ma la costruzione venne posticipata al 1956 per varie ragioni, tra cui l’inflazione del dopoguerra.
La morte e l’eredità
Solomon R. Guggenheim morì il 3 novembre 1949 a Long Island, New York, all’età di 88 anni. Non vide mai completato il museo che portava il suo nome.
Tre anni dopo la sua morte, nel 1952, il museo venne ufficialmente rinominato Solomon R. Guggenheim Museum. Dopo anni di lavori e oltre 700 bozzetti, il progetto di Wright fu finalizzato e la costruzione iniziò, come detto, nel 1956. Il museo fu completato e aperto al pubblico il 21 ottobre 1959.
Oggi il Museo Guggenheim è uno degli edifici più riconoscibili al mondo, con la sua struttura a spirale che sfida la geometria convenzionale e trasforma la visita in un’esperienza architettonica prima ancora che artistica. Solomon non avrebbe potuto immaginare un monumento più adeguato alla sua visione: un uomo che aveva fatto fortuna scavando la terra, e che aveva scelto di restituire quella fortuna costruendo qualcosa che guardasse verso il cielo.
Foto
Foto in alto: foto in b/n di Solomon R. Guggenheim scattata nel 1904 da Pirie MacDonald.
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